.

Come le somigliano il riso e il pianto.
E così ti passo accanto.
Anche questa è una primavera.

Annunci

Domino

Ho violentato ricordi fumanti
che bruciavano perdono.
Cos’altro avrei fatto, per te,
poesia di merda?

Ma sei passata, anche tu,
nel setaccio del tempo.

Sei, anche tu,
un giullare della memoria.

Siedi,
unica sedia
al centro della scena.

Non ridi mai più sul serio.
Brancoli nel buio e
barcolli dalla vergogna.
E hai la voce che ti trema
sempre le stesse parole.

Il blocco

Oggi più che mai una di quelle bambine
che non vogliono assolutamente andare all’asilo.
Ma i genitori la obbligano.

Eh si, quelle donne per strada ti guardano
certamente e solo perché sei bello.
Cercano quel dannato meraviglioso
sorriso del buongiorno.

Una morale schiacciante
da non riuscire più a vivere.
Ogni parola, un sasso.
Scagliato, una lapide.
E mi manchi.

 

Casa dolce casa

Ti ho sognato fortissimo.
Eri nell’orto affaccendato.

Poi si fantasticava su un rustico.
Primo piano senza scala.
Vano a scomparsa. Un po’
come noi e ci si amava.

Baci infiniti e brodo di
giuggiole. Tra le foglie
e le voglie, attrezzati.
Poi cucinavi un casino
infernale e mi dicevi:

se andiamo avanti questa volta
devi essere un trattore.

E io non capivo,
ma sorridevo pulendo e
pensando è sempre così
che mi chiama.

Stupida abitudine

Stupida abitudine. Cercare di capire.
Smettendo di sentirti persino respirare.
Le parole sanno fare un rumore infernale.
Eco su eco, il tamburo è in fondo al mare.

Pietà ragazzina!
Chiede il corpo maltrattato.
Fertilità, possanza. Felicità
possibile a portanza. Mobilità.

Alle volte penso
si è inventato
tutto. Nel panico.
Perché la pelle
mi tirava la carne
all’anima. Di tutto.
E faceva paura.